Iniziare una psicoterapia

Durante un colloquio di psicoterapia, Marco (un nome di fantasia) ha esordito dicendo:

E’ incredibile che, a volte, proprio quello che desideriamo ce lo neghiamo

Il riferimento era rivolto alla psicoterapia che ha iniziato da qualche tempo e sulla quale ogni tanto si sofferma a pensare.
Ovviamente ogni situazione è una situazione a sé e non può essere paragonata, ma questa affermazione introduce ad un aspetto importante ossia quello che succede prima di iniziare una  terapia e alcuni pensieri che solitamente si fanno.

I più comuni sono:

  1. Non me lo posso permettere
  2. Paura delle conseguenze
  3. La non conoscenza della figura dello psicologo
  4. Non sapere la durata dell’intervento
  5. Bisogna farcela da soli
Consulenza Psicologica Roma

Vediamo passo passo di allargare il discorso su questi cinque punti partendo proprio dal primo ossia la questione economica.

A volte questa problematica, non è il vero motivo e maschera altre questioni che trovano una facile risoluzione mettendo in campo la questione economica. Spesso invece la problematica economica è reale. La psicoterapia ha un costo, ma al tempo stesso è un investimento su se stessi, che significa darsi fiducia ed investire su quella persona che ci accompagnerà per il resto della vita. La terapia inoltre aumenta la capacità di resilienza delle persone, ossia la capacità di resistere ai fattori stressanti e ritrovare delle capacità e delle competenze che altrimenti sono soffocate da una serie di questioni che spesso accompagnano i momenti in cui viviamo una crisi. Spesso questo comporta un miglioramento anche della situazione economica a seguito di un migliore utilizzo delle proprie energie.  

Questo investimento a volte comporta alcune rinunce che il più delle volte di per se sono il primo passo per prendersi cura di sè, stabilendo delle priorità.

La paura delle conseguenze è un’altra grande questione. Si preferisce mantenere un disagio emotivo per lungo tempo e ci si abitua alla sofferenza o ancor meglio si soffre per paura di soffrire. Questa sofferenza spesso è legata a quattro paure più profonde che sono fatali e che frequentemente impediscono di affrontare una situazione:

  1. La paura di essere sbagliati
  2. La paura di perdere
  3. La paura del rifiuto
  4. La paura di provare un grande disagio emotivo

Lo psicoterapeuta è un esperto di stati emotivi, ossia è esperto nel trattare le emozioni in maniera da renderle alleate piuttosto che nemiche promuovendo quindi il cambiamento.  


Ma perché è difficile cambiare ?

I motivi sono diversi ma il più delle volte siamo abituati a riconoscere le situazione di disagio solo quando ci troviamo di fronte ad un’emergenza ossia quando il malessere diventa non più sostenibile e il cambiamento non può più aspettare. Il più delle volte poi, abbiamo bisogno di un testimone del cambiamento ossia una guida che in maniera professionale e attenta sappia indirizzare la persona verso il cambiamento che desidera la persona stessa e non qualcun’altro.

Per permettere questo è necessaria una notevole esperienza e discreta maturità da parte dello o della psicoterapeuta che si acquisisce sia con una formazione teorica che con l’esperienza.

Ma chi è lo psicoterapeuta ?

E’ un professionista che a seguito di una laurea in medicina o psicologia (le più comuni) e a seguito di una scuola di specializzazione solitamente di 5 anni in psicoterapia o una specializzazione in psichiatria (per i laureati in medicina) acquisisce il titolo di psicoterapeuta.

Le scuole di specializzazione, permettono al laureato di approfondire il “come si fa” una psicoterapia, acquisendo una competenza molto attenta a capire come comprendere e aiutare la persona che si ha di fronte utilizzando delle tecniche e degli strumenti che si rifanno a delle teorie che ne convalidano l’efficacia.

Lo psicoterapeuta infine è tenuto al segreto professionale, come descritto nel codice deontologico.


Quanto dura una terapia ?

Per quanto riguarda la durata, è molto complicato stabilirla a priori, per comprendere questo può essere utile una metafora, ossia quella di un signore che incontra un viandante che gli chiede quanto tempo ci vuole per raggiungere un determinato luogo a piedi. Il signore risponderà che deve cominciare a camminare, perché solamente vedendo il suo modo di camminare potrà capire quanto tempo sarà necessario. Va da sé, che nulla impedisce di interrompere o sospendere la cura e sara’ proprio cura del terapeuta affrontare questo argomento tenendo presente che non vi e’ nessun obbligo nel continuare la terapia se non se non si sente più il bisogno.

Bisogna farcela da soli!

“Bisogna avere coraggio per essere deboli”, questa è una frase presa in prestito da una paziente che sottolinea due aspetti importanti che si affrontano in terapia. Il primo è proprio quello della debolezza che il più delle volte è proprio ciò che scolpisce la solitudine che si alimenta grazie all’idea che le fragilità sono debolezze che vanno quindi nascoste. Da questo ne consegue il secondo aspetto ossia di quanto per affrontare alcune questioni delicate è necessario superare un proprio limite che nasce però sempre all’interno di una relazione. Non a caso le terapia che più funzionano sono quelle dove c’è una buona alleanza terapeutica. Più l’alleanza è buona e più la persona si sente di poter osare e con coraggio affrontare le proprie fragilità.  

Altre volte il desiderio di farcela da soli nasce nasce da un’idea dello psicoterapeuta come una persona che influenza e plagia la mente delle persone. Questa convinzione solitamente svanisce dopo qualche incontro nel momento in cui la persona si rende conto che il terapeuta non fa altro che far emergere quello che abbiamo dentro e che l’eventuale interpretazione (ossia quella lettura degli eventi secondo un altro punto di vista) avviene solo dopo aver capito la persona che a quel punto non sentirà l’interpretazione come qualcosa di estraneo ma come un arricchimento della propria esperienza.

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