Il primo giorno di scuola, i consigli dei papà

Ci siamo, è settembre e fra qualche giorno la scuola avrà inizio.

Questa semplice frase suscita diversi stati d’animo da genitore a genitore e soprattutto da bambino a bambino di fronte ad un cambiamento importante ossia il passaggio alla “scuola dei grandi”.

Questo infatti è spesso il nome che genitori e bambini danno alla scuola primaria.

I cambiamenti che si troveranno a fronteggiare saranno diversi, regole differenti, spazi organizzati in maniera diversa, un modo nuovo di stare a scuola (più seduti rispetto a prima) infine si passa dal gioco allo studio.

Rispetto a tutte queste novità ogni bambino avrà una reazione diversa in funzione di molti aspetti tra cui la sua capacità di adattamento e lo stile di attaccamento che avrà già influenzato il suo modo di entrare in relazione nella scuola materna.

Come possiamo aiutare nostro figlio in questo delicato momento di passaggio?

Lo abbiamo chiesto a tre papà, figure sempre più coinvolte negli ultimi anni, che si trovano a gestire “cose” che spesso i loro padri non hanno gestito per lo più per motivi culturali.

Abbiamo intervistato Stefano, Giorgio e Francesco tre papà che sono passati per questo delicato momento. Gli abbiamo chiesto di raccontarci che cosa ricordano, se ci sono state difficoltà e come le hanno attraversate.

Stefano che cosa ricordi di quel momento, ossia i primi giorni di scuola?

Ricordo che le mie figlie (ho solo figlie femmine) avevano moltissimo entusiasmo ed erano contentissime, ricordo la loro felicità nel tornare a casa e fare i compiti subito. Tutto il contrario di come l’ho vissuta io, che invece non avevo voglia di fare nulla.

Hai notato che oltre all’entusiasmo c’era paura, del cambiamento, come ti sei mosso ?

Se ne parla…


Come?

Ricordo che le ho detto che sarebbe stata un’esperienza bellissima in quanto avrebbero imparato a leggere e a scrivere, che avrebbero fatto tante amicizie che avrebbero cominciato ad andare a casa degli amici a fare i compiti insieme.

Ho cercato di fargli vivere questa esperienza come una scoperta e come un’avventura. Non bisogna dare per scontato niente ma insistere sullo scoprire e il conoscere.

 

Che consiglio daresti ai genitori?

Io sono contro le interferenze ossia le interazioni dei genitori non positive come a volte accade nei gruppi whatsapp dove spesso per il 99% delle volte vengono utilizzati per distruggere e non per costruire.


Giorgio tu invece cosa ricordi dell’ingresso a scuola dei tuoi 3 figli?

Ognuno è stato diverso dall’altro, sono stato più preoccupato per il piccolo che essendo nato a dicembre sarebbe stato molto più piccolo degli altri e avrebbe faticato a fare questo salto.

In ogni caso ad essere più ansioso è il genitore, cioè tu ti carichi di ansia e quindi la cosa più importante è gestire la tua ansia: se il primo giorno di scuola il genitore è tranquillo, molto probabilmente lo sarà anche il figlio.


Come l’avete preparato ?

Abbiamo cercato di rendere il bambino partecipe della preparazione a scuola, quindi abbiamo comprato insieme gli “attrezzi del mestiere” ossia il grembiule i quaderni, l’astuccio, ovviamente facendo scegliere a lui.


E poi come è andata ?

Bene, ha anche funzionato che lui condividesse questo inizio con gli amici delle materne con due dei quali era molto legato. Con alcuni è entrato per mano e per lui il fatto di vedere l’amichetto che fa la stessa cosa è stato molto utile.


Ci sono stati momenti difficili ?

Di fronte alle “paure ancestrali” che i bambini di solito hanno io cerco di sdrammatizzare, a volte funziona a volte no, cerco di fargli capire che l’emozione che stanno vivendo, noi la conosciamo cioè è vicina anche a noi. I bambini difficilmente riescono a parlare delle emozioni come noi adulti, noi adulti abbiamo un’idea diversa delle emozioni, quindi spesso rischi di sovrapporre la tua interpretazione emotiva.


E dei gruppi su whatsapp che ne pensi ?

A volte sono più nocivi che altro, in quanto dovrebbero servire per scambiarsi informazioni e non giudizi, spesso si creano dei fantasmi che non esistono e diventano uno sfogatoio.

Sono comodi per dare appuntamenti.

Francesco cosa ricordi dell’ingresso dei tuoi due figli alla scuola primaria?

Partiamo un po’ prima ossia la fine della materna, che è stata una specie di isola felice dove siamo diventati amici con i genitori. La cosa è finita. C’era il piacere di andare avanti ma anche malinconia per quello che si lasciava.

Poi c’è stato un momento in cui si è passati dalla fantasia alla realtà: stavamo al supermercato e mio figlio sceglie lo zaino e lo abbraccia. Quello è stato il momento in cui ho pensato che stava abbracciando il cambiamento che si era ormai palesato.

Poi un altro momento toccante è stato vederlo con il grembiule.


Perché toccante?

Perché andava in un contesto in cui sapeva poco e niente, non sapevamo che cosa avrebbe scoperto e tutte queste emozioni di paura, di orgoglio e quando hanno fatto il suo nome è stato molto emozionante. Anche perché comincia una cosa che durerà 5 anni e non la puoi fermare.


Come vi siete preparati?

Non tanto. Non è stata una cosa strutturata, perchè da una parte facevano un lavoro alla materna per prepararli al cambiamento, facendogli ad esempio vedere la classe, dall’altra quando capitava l’occasione di parlarne cercavo di rispondere sulle curiosità e sulle aspettative e per il resto fare le cose più normalmente possibile ed evitare di trasmettere la mia ansia. Siamo andati a prendere l’astuccio, lo zaino, che ha scelto lui per fargli  personalizzare gli strumenti.


Che consiglio daresti ai genitori?

Essere presenti. Non fare le cose per lui. La scuola è il primo esperimento di vita propria e quindi è importante lasciargli questa sua personalizzazione della vita ed essere presenti lì dove non ce la fà.

Ho un’immagine che potrebbe aiutare: un bambino che deve cominciare a camminare. Non puoi impedirgli di cadere ma se cade lo incoraggi. Vai, sperimenta, arrivo se succede qualcosa.  


Esperienze  diverse l’una dall’altra. Questo è importante da sottolineare per ribadire che non ci sono regole uguali per tutti e che è molto importante rispettare le caratteristiche del proprio figlio, saperle riconoscere e nominare.

Sicuramente è utile riconoscere gli stati d’animo e alcune paure del genitore rispetto alla scuola,  per evitare di proiettare qualcosa che al bambino non appartiene e che probabilmente appartiene alla storia del genitore che non è necessariamente qualcosa che può capitare al proprio figlio.

Di seguito tre suggerimenti da tenere a mente:

  1. Fiducia: vedere per credere o credere per vedere ?

Se aspetto delle prove per credere nella capacità di mio figlio di gestire una situazione, aumento l’ansia da prestazione ossia quello stato d’animo di apprensione che allontana dall’esperienza per quello che è, ossia qualcosa di nuovo, forse divertente, sicuramente frustrante.

La gestione della frustrazione sarà il modo di crescere del proprio figlio e una buona dose di fiducia da parte del genitore è un bell’aiuto

       2. Dialogo, che non vuol dire domandare

Spesso il genitore è ansioso di sapere come sta andando a scuola e la cosa si traduce in una specie di interrogatorio. E’ bene sapere fin da subito che ci saranno cose che probabilmente i vostri figli non vi racconteranno mai e domandare servirà a poco. E’ molto utile aiutare i vostri figli a dar forma a quello che raccontano, sia essa paura, divertimento, rabbia. Rispetto a queste emozioni è importante nominarle e trovare delle soluzioni insieme, evitando di colpevolizzare eventuali pianti e scoppi di rabbia che spesso sono inevitabili. In alcuni casi si possono verificare casi di enuresi (pipì nel letto) che può essere un fenomeno transitorio, rispetto al quale chiedere aiuto se il disturbo permane a lungo.

        3. Evitare i paragoni

Fare paragoni, serve a poco. Purtroppo spesso viene utilizzata come soluzione per provocare una reazione ma il più delle volte genera un sentimento di frustrazione difficilmente gestibile.

Rispetto ad un momento critico è estremamente importante “l’ambiente” che creiamo per accogliere questi racconti piuttosto che quello che abbiamo da dire “per aiutare a gestire il problema” perché sarà il vostro modo di accogliere piuttosto che la soluzione giusta a fare la differenza.

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